
LA CRISI
DELLE GRANDI COALIZIONI PARTITICHE
di
Dino Grammatico
1. La nascita delle
grandi coalizioni partitiche
1993, inizi del 1994. In Italia, dopo circa cinquant'anni di governi quasi tutti
a guida democratica cristiana, muore la Prima Repubblica1.
Anche se varie sono le cause che ne hanno determinato la fine e anche se, fra di
esse, sono rilevanti quelle riguardanti l'influenza esercitata dal crollo
dell'Unione delle repubbliche sovietiche (in particolare sul Partito comunista
italiano, ma non solo) e soprattutto dal fenomeno di Tangentopoli (sulla
pubblica opinione), in punto di fatto sono le leggi elettorali n.276 e n. 277
del 4 agosto 1993 a porre la pietra tombale e a dare l'avvio ad un nuovo corso
politico.
Nel testo coordinato per l'elezione della Camera si può leggere: "In ogni
circoscrizione il settantacinque per cento del totale dei seggi è attribuito
nell'ambito dei collegi uninominali, nei quali risulta eletto il candidato che
ha riportato il maggior numero di voti"2 e, ancora, che per partecipare
all'assegnazione del venticinque per cento dei seggi che continuano ad essere
attribuiti con il metodo proporzionale, occorre che ciascuna lista o gruppo di
liste consegua sul piano nazionale "almeno il quattro per cento dei voti
espressi"3.
Il testo coordinato per l'elezione del Senato della Repubblica, a sua volta,
stabilisce: "Il Senato della Repubblica è eletto a suffragio universale
... sulla base dei voti espressi nei collegi uninominali. I seggi nei collegi
uninominali sono attribuiti con sistema maggioritario"4.
Furono queste due leggi che, introducendo - sia pure in forma incompleta - il
sistema maggioritario secco e la soglia di abbattimento del quattro per cento
nel proporzionale, crearono le condizioni per un radicale cambiamento del quadro
politico. Nel maggioritario infatti, anche per la realtà politica nazionale
caratterizzata, nel solco della tradizione5, da un pluralismo accentuato che
giunge addirittura al frammentismo partitico, i partiti politici si trovarono
costretti ad unirsi per partecipare alle elezioni.
E così, nelle elezioni del 27 marzo 1994, ecco scendere in lizza nel
maggioritario soltanto tre grandi schieramenti partitici: uno del Centrosinistra
sotto la denominazione di "Progressisti", uno del Centrodestra sotto
la denominazione, al Nord, di "Polo delle libertà" e, al Centro-sud,
di "Polo del buon governo" e uno del Centro sotto la denominazione di
"Patto per l'Italia".
I risultati furono sconvolgenti. Il Polo della libertà e del buon governo
conquistò nel maggioritario (Camera e Senato) 465 seggi; lo schieramento dei
Progressisti 286; Patto Italia 35.
Nel proporzionale, riguardante il restante venticinque per cento del totale dei
seggi della Camera, i risultati furono invece notevolmente differenti: 55 seggi
per il Polo delle libertà e del buon governo, 49 per i Progressisti e 42 per il
Patto Italia.
Sostanzialmente gli schieramenti del Centrodestra e del Centrosinistra
schiacciarono, nel maggioritario, quello centrista che aveva aggregato i gruppi
politici derivati dall'ex Democrazia cristiana, con eccezione del gruppo del
Centro Cristiano Democratico confluito, per l'occasione, nel nuovo partito di
Forza Italia.
2. Gli sviluppi
Da allora fino ad oggi6
non si sono avute modifiche alle leggi elettorali citate, anche se il ritorno al
sistema proporzionale è stato reclamato più volte dai partiti derivati dalla
ex Democrazia cristiana, dai piccoli partiti e da Rifondazione comunista; così
come è stata tentata inutilmente la cancellazione - in via trasversale e
addirittura attraverso nuovi pronunziamenti referen- dari7 - del restante
venticinque per cento dei seggi da parte dei gruppi politici più forti facenti
capo alle due coalizioni.
Un impegno forte e deciso però non è stato manifestato. E le ragioni sono
evidenti. Vanno ricercate, per le forze politiche più consistenti, nella
preoccupazione che, ponendosi mano ad ulteriori riforme, possa essere cancellata
la linea di bipolarismo emersa e, per i partiti medio piccoli, che possa essere
eliminata quella percentuale del venticinque per cento che, pur minima,
garantisce comunque la sopravvivenza della rappresentanza politica.
Il quadro politico delle elezioni del 1994 si è invece, per quanto riguarda le
coalizioni, nel frattempo snellito, nel senso che i partiti di Centro, che erano
usciti pesantemente sconfitti, hanno deliberato lo scioglimento della propria
coalizione e hanno scelto di aggregarsi: alcuni alla coalizione di Centrodestra
e gli altri alla coalizione di Centrosinistra. Lo stesso è avvenuto per i
partiti che sfuggono ad una netta catalogazione di destra o di sinistra. Solo
Rifondazione comunista e la Fiamma tricolore non hanno assunto una posizione
definitiva e finora hanno scelto, di elezione in elezione, i vari atteggiamenti,
pur restando l'uno nell'area di sinistra e l'altro nell'area di destra.
La riduzione del numero delle grandi coalizioni a due soltanto non ha, nei
fatti, né rafforzato le coalizioni in quanto tali né avvantaggiato il
bipolarismo. Anzi, alcuni dei governi costituitisi sono da considerare anomali
in rapporto ad un corretto principio dell'alternanza. Infatti è certamente
anomalo il governo di Lamberto Dini costituitosi subito dopo la caduta del primo
govcrno Berlusconi, in quanto nato in violazione della volontà espressa
dall'elettorato e, per di più, rimasto in carica per circa un anno e mezzo8. E
sono anch'essi anomali i governi che, nel corso della legislatura, sono seguiti
al governo Prodi e cioè quelli presieduti da D'Alema e da Amato9. Perché è
pur vero che sono governi che fanno capo alla maggioranza che aveva vinto le
elezioni, ma è altrettanto vero che essa, ad un certo punto, si è notevolmente
modificata. Difatti, a seguito del ritiro di Rifondazione comunista, si è
ricostituita con l'apporto venuto dal neo Partito comunista italiano10 e dal neo
Udeur di Clemente Mastella, gruppi politici nati, l'uno, dalla scissione di
Rifondazione e, l'altro, dalla scissione del Ccd che, peraltro, faceva parte del
Centrodestra. E tanto per non dire che si tratta anche, con riferimento a D'Alema
e ad Amato, di governi guidati da presidenti del Consiglio che non erano stati
indicati dall'elettorato, in quanto la coalizione dell'Ulivo, come si
ricorderà, aveva indicato quale Presidente del Consiglio Romano Prodi e il Polo
delle Libertà aveva riconfermato Silvio Berlusconi.
La realtà è che le coalizioni vengono formate per ragioni elettorali, con il
fine precipuo di vincere le elezioni e cioè senza guardare troppo per il
sottile e soprattutto senza tenere conto se esistono o meno i caratteri di
omogeneità tra i partiti che si apparentano tra loro. A volte per mettere
insieme un gruppo di partiti che possa vincere si ricorre anche ai più diversi
espedienti. L'inventore fu il Centrodestra quando, nelle elezioni del 1994, per
l'impossibilità di convivenza ideologica tra la Lega del Nord e Alleanza
nazionale, inventò il Polo delle Libertà, che vedeva al Centro-Nord Forza
Italia apparentata alla Lega, e il Polo del Buon Governo, che vedeva al
Centro-Sud Forza Italia apparentata ad Alleanza Nazionale.
Nelle elezioni del 1996, un diverso tipo di espediente fu praticato dal
Centrosinistra attraverso la formula cosidetta della desistenza11, una formula
che consentì alla coalizione dei Progressisti, trasformatasi a seguito
dell'aggregazione dei partiti del Patto Italia, in coalizione dell'Ulivo, di
agganciare anche il partito di Rifondazione comunista e, così, vincere le
elezioni.
Altri espedienti sono stati messi in pratica nelle elezioni politiche del 2001
dall'una e dall'altra parte12.
Da qui, insufficienze, disfunzioni, limiti delle coalizioni.
3. Insufficienze,
disfunzioni, limiti
Le due coalizioni
partitiche in questione, pur avvicinandosi di già al loro decimo anno di vita,
non solo non si sono rafforzate (nel senso della compattezza e della unitarietà
come organismi associati), ma, anzi, hanno visto manifestarsi ancor più le
insufficienze, aumentare le proprie disfunzioni, accrescere la conflittualità
tra i due poli e all'interno di ciascun polo13.
La gravità della situazione emerge, nel suo aspetto più saliente, da quel che
è avvenuto, specie negli ultimi tempi, nelle due coalizioni.
Per quanto riguarda lo schieramento di Centrosinistra basta tenere presente:
- le pesanti polemiche sul doppio incarico di Francesco Rutelli e cioè la
contemporaneità della leadership dei partiti della Margherita e della
coalizione dell'Ulivo;
- la posizione diversificata tenuta da alcuni partiti e da alcune correnti14
della Democrazia di Sinistra in ordine alle manifestazioni svolte dai cosidetti
Girotondisti del regista Nanni Moretti e dal "cinese" Sergio Cofferati
contro il governo Berlusconi e contro la guerra in Iraq;
- l'atteggiamento assunto attraverso mozioni distinte nel dibattito sugli aiuti
umanitari alle popolazioni dell'Iraq.
- i vari modi di vedere in ordine alla proposta della lista unica per le
elezioni europee del 2004.
Per quanto concerne il Polo delle Libertà invece basta ricordare:
- la quasi rottura intervenuta tra i partiti dell'Udc e la Lega Nord a seguito
del discorso antieuropeo pronunziato da Umberto Bossi al Congresso nazionale
leghista;
- il braccio di ferro per la cosiddetta devolution tra Bossi e sostanzialmente
tutti gli altri partiti della coalizione sia in merito ai ritardi che a certi
contenuti del disegno di legge15;
- le polemiche interne manifestatesi sul Consiglio di amministrazione della
Rai-Tv16.
- la posizione della Lega sull'immigrazione e sul problema delle pensioni.
Naturalmente dietro la polemica interna al Centrosinistra c'è la mancanza di
omogeneità, specie nei princìpi di fondo e nelle linee politiche tra alcuni
partiti della coalizione17. Così come dietro la quasi rottura tra i partiti
della Casa delle Libertà c'è la solita intemperanza di Bossi e la diffidenza
del Udc e anche di An per particolari situazioni riguardanti soprattutto
l'identità nazionale.
Sarebbe un errore imperdonabile però ritenere che siano soltanto aspetti
interni più o meno gravi le cause della crisi. Essa ha ben altre e più
profonde ragioni. Direi anzi che é una crisi globale, nel senso che è una
crisi che prende le mosse dagli atti preparatori per la raccolta del consenso
per giungere fino all'esercizio delle attività politiche negli organi di
rappresentanza e di governo.
E per documentare che sia così basta prendere in esame la scelta delle
candidature, la linea di azione politica, le esternazioni dei vari leaders dei
partiti delle coalizioni, la prolificazione dei partiti politici, il fenomeno
del trasformismo degli eletti, il comportamento dei gruppi parlamentari
nazionali e regionali, nonché di quelli provinciali e comunali, etc..
Sono questi i fattori pricipali che segnano la crisi delle coalizioni e inducono
la gente ad allontanarsi dalla vita politica attiva. Si è già al punto che è
difficile formare una lista per le elezioni amministrative, proprio per mancanza
di candidature di una certa qualificazione. Ed infatti di elezione in elezione
si assiste ad un calo qualitativo delle rappresentanze. E questo per non dire
dell'aggravarsi sempre più del fenomeno dell'assenteismo nella partecipazione
alle elezioni18.
4. La scelta delle candidature
Nel sistema elettorale
maggioritario, sia pure imperfetto19, quale è quello per le elezioni politiche
generali, sul piano formale la presentazione delle candidature nei collegi
uninominali è fatta da una dichiarazione sottoscritta da un numero predefinito
di elettori del collegio20 riferita a candidati che si collegano a liste per le
quali partiti o gruppi politici organizzati hanno depositato, a tempo debito,
presso il Ministero dell'interno il contrassegno di distinzione con la relativa
denominazione. In punto di fatto però è la coalizione, formatasi per
affrontare la competizione elettorale, che sceglie il nominativo. E la scelta
avviene su decisioni assunte dai vertici dei partiti della coalizione, senza che
ci siano concreti riferimenti alle situazioni elettorali provinciali. Rimangono
infatti estranei alla scelta i direttivi degli organi locali territoriali21 del
collegio e ovviamente gli iscritti dei vari partiti politici aderenti alla
coalizione. Si arriva al punto che in un collegio del Sud può essere candidato
una persona del Nord e viceversa22.
Naturalmente in tal modo il principio della rappresentanza diretta della
popolazione di un territorio, per cui, anche, risultano designati i collegi,
viene snaturato e lo stesso principio di sovranità popolare, previsto
espressamente dalla Costituzione, viene quantomeno limitato23. E non è da
escludere che alla base dei trasformismi che portano l'eletto a migrare da un
partito all'altro della coalizione e, a volte, da una coalizione all'altra,
possa esserci anche l'anomalia di una candidatura che niente ha a che vedere col
territorio e comunque con la popolazione del collegio e che finisce col
determinare forti mugugni e polemiche. E c'è di più. I collegi elettorali, una
volta assegnati ad uno dei partiti della coalizione, quasi sempre vengono
riconfermati in favore dello stesso partito e dello stesso candidato24. E questo
porta l'elettorato degli altri partiti del collegio non solo ad avvertire
disagio nel momento di esprimere il voto, ma - perdurando per più legislature
l'inamovibilità della candidatura - ad una vera e propria disaffezione
dell'elettorato verso il proprio partito.
Peggio avviene per i piccoli partiti che, nel tempo, difficilmente vengono messi
nelle condizioni di esprimere un proprio candidato.
Anche nelle elezioni regionali25 la scelta del candidato alla presidenza della
regione non sempre è pacifica. Per le elezioni del Friuli Venezia Giulia del
maggio 2003, la scelta della leghista Alessandra Guerra al posto del forzista
Renzo Tondo, presidente della Regione uscente, ha innescato all'interno di Forza
Italia un vero e proprio terremoto politico determinando le dimissioni dello
stesso Tondo da presidente della Regione26, del sottosegretario agli esteri
Roberto Antonione da coordinatore nazionale e, a catena, di coordinatori
forzisti locali, di sindaci, nonché la ribellione degli iscritti in Carnia e un
po' in tutta la Regione, tanto che lo stesso Berlusconi ha dovuto ricorrere al
commissariamento del partito, inviando il piementose Roberto Rosso27.
E lo stesso dicasi per quanto riguarda la lista del quinto dei seggi la cui
assegnazione è prevista con il sistema proporzionale. I contrasti spesso
nascono per l'assegnazione delle percentuali spettanti ai vari partiti della
coalizione. Per di più la scelta dei nominativi avviene dall'alto, cioè da
parte dei vertici, innescando conseguentemente forti malumori nella base dei
singoli partiti. E questo per non dire che la legge elettorale, così come è
configurata, non garantisce alcun tipo di rappresentanza diretta della
popolazione28.
Nel campo degli enti locali, premessa la differenziazione dei sistemi elettorali
tra regioni a statuto speciale e regioni a statuto ordinario, la scelta dei
candidati a presidenti delle province e a sindaci dei comuni travaglia ancora di
più le coalizioni. Spesso le coalizioni ne escono pesantemente lacerate.
L'elezione amministrativa parziale del Novembre 2001 in Sicilia ha spaccato (e
per giunta in città importanti) sia la coalizione di Centrodestra della Casa
delle Libertà, che quella di Centrosinistra dell'Ulivo. A Marsala, Alcamo,
Castelvetrano, Forza Italia ha addirittura presentato candidature proprie in
concorrenza con le candidature di altre forze politiche della coalizione del
Centrodestra29. A Ragusa sono stati invece i partiti della Margherita e di
Rifondazione comunista a presentare propri candidati alla presidenza30, mentre
il partito di Democrazia europea non solo è andato ad apparentarsi con i
partiti del Centrodestra, ma ha potuto presentare un proprio candidato in
rappresentanza dell'intera Casa delle Libertà, pur non facendone, allora, parte
ufficialmente. A Palermo si è avuto il cosidetto caso Musotto31: il presidente
della provincia regionale di Palermo, di Forza Italia, che era stato eletto con
il sostegno della Casa delle libertà, si è presentato con due liste civiche in
contrasto pieno, anzi in contrapposizione a Forza Italia e alla Casa delle
libertà.
Nelle elezioni amministrative del maggio 2003 ancora peggio.
La coalizione del Centrosinistra ha registrato:
- la posizione diversificata dell'Udeur che a Catania ha scelto di sostenere il
candidato a sindaco della Casa delle libertà32 e a Ragusa di presentarsi da
sola;
- una forte lacerazione a Vicenza, dove esponenti qualificati del Centrosinistra
hanno presentato liste autonome in rottura con l'Ulivo33;
- una vera e propria spaccatura nella roccaforte rossa di Viareggio34.
La coalizione di Centrodestra non è stata di meno. Ha dato luogo a:
- una spaccatura verticale a Trapani, dove i parlamentari di Forza Italia e
dell'Udc hanno scelto di sostenere il candidato di An35 in contrasto pieno con
gli organi di vertice regionali e nazionali36;
- una lacerazione piuttosto grave a Treviso37;
- una rottura tra i partiti del Polo a Viareggio38, a Vicenza39 e a Brescia.
Le situazioni indicate riguardano solo alcuni casi, evidenziati in via di
esempio, ma con riferimento alle elezioni amministrative svoltesi in Italia
dall'aprile del 1994 in poi se ne potrebbero citare centinaia e centinaia.
Ed è certamente con riferimento al problema, che gli esempi menzionati
evidenziano che, in periferia, nell'ambito delle coalizioni, non solo si
comincia a parlare di elezioni primarie, ma si tenta anche qualche
esperimento40.
Peraltro nell'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province,
essendo previsto nei comuni con oltre dieci mila abitanti, il secondo turno41 di
ballottaggio (quando al primo turno non viene raggiunto il quorum del 50% più
uno), si verificano anche situazioni le più strane: candidati dei partiti non
ammessi al ballottaggio42 che passano addirittura da uno schieramento all'altro,
andando ad occupare seggi assessoriali nella coalizione della quale erano
avversari al primo turno, con sconcerto dell'elettorato.
Ora non c'è dubbio che il modo in cui avviene di fatto la scelta delle
candidature ai vari livelli e lo stesso comportamento di alcuni candidati,
costituiscono un aspetto rilevante della crisi delle coalizioni partitiche.
5. Linea e azione politica
Il cosidetto ribaltone
che travolse il primo governo Berlusconi, almeno nelle motivazioni ufficiali, fu
originato da una mancanza di unitarietà nella linea e nell'azione politica
della coalizione. Fu Umberto Bossi, leader della Lega Nord che, dopo aver
notificato di non essere d'accordo sulla proposta Berlusconi riguardante la
riforma delle pensioni43, diede il via alle manovre politiche44 che portarono
nel dicembre del 1994 alla caduta del primo governo di Centrodestra del
dopotangentopoli, sia pure con l'aiuto fornito da D'Alema, Buttiglione e
Scalfaro45.
Furono ancora contrasti sulla linea politica quelli che portarono nella
legislatura 1996-2001 al ritiro dalla maggioranza del partito di Rifondazione
comunista, alla spaccatura del partito del Centro Cristiano Democratico e al
passaggio del gruppo scissionista dal Centrodestra al Centrosinistra e, in
conseguenza, alla crisi del governo Prodi e alla costituzione del governo D'Alema.
Peraltro la stessa cosa avvenne nel partito di Rifondazione comunista con la
scissione di un gruppo con a capo l'on. Armando Cossutta che si spostò dalla
sinistra estrema al Centrosinistra, prendendo il nome di Partito dei comunisti
italiani.
E tanto per non citare la diversificazione avutasi nella partecipazione
dell'Italia alla guerra del Kosovo, quando i gruppi parlamentari di Rifondazione
comunista, dei Comunisti italiani e dei Verdi, pur facendo parte dello
schieramento di Centrosinistra e, alcuni, anche della stessa rappresentanza di
Governo, votarono in difformità con la linea ufficiale dell'Ulivo. Cosa
peraltro che si è ripetuta per la partecipazione dell'Italia alla lotta contro
il terrorismo internazionale46 con specifico riferimento ai bombardamenti in
Afghanistan e alla guerra in Iraq.
In campo regionale la documentazione è invece offerta dai molti ribaltoni47 che
si sono registrati nella precedente legislatura regionale (1995-2000), in linea
di massima con il passaggio di consiglieri regionali dallo schieramento di
Centrodestra allo schieramento di Centrosinistra, mentre in Sicilia si è avuto
in un primo momento un ribaltone che portò al governo lo schieramento di
Centrosinistra48 e in seguito altro ribaltone che rimise in sella il
Centrodestra49. Nei vari casi i protagonisti hanno comunque giustificato le
ragioni del passaggio dal centro destra al centro sinistra e viceversa con la
denunzia di dissensi di linea politica.
Ancora più facile documentare i dissensi di linea politica nel campo degli enti
locali. Qui, a parte ragioni di ordine partitocratico, si è pervenuti non solo
al cambio di maggioranze, ma anche - come dimostrano i molti casi di Sicilia - a
veri e propri atti di sfiducia nei confronti dei sindaci, anche se eletti
direttamente dal popolo.
6. Le esternazioni, i programmi
Altro elemento negativo
è quello delle esternazioni. Pur avendo, le coalizioni, un leader regolarmente
designato, si verifica che i vari rappresentanti dei singoli partiti non
rinunziano - ad ogni sviluppo della situazione politica - a dare alla stampa e
alle televisioni la loro interpretazione o a prospettare i loro divisamenti. Ne
scaturiscono, spesso, all'interno delle coalizioni, opinioni in contrasto e
talora del tutto lontane dalle linee di programma presentate all'elettorato.
Un anno fa la presa di posizione di Bossi50 contro l'attuale europeismo e,
ultimamente, contro la legge speciale per Roma capitale, non solo per poco non
ha innescato una crisi politica, ma ha fornito l'occasione all'opposizione di
Centrosinistra di aprire una pesante polemica contro la Casa delle libertà. E
lo stesso dicasi in merito alle cosiddette battute di Berlusconi su Mussolini e
su un comunismo tuttora esistente a sinistra. A sua volta, alcune dichiarazioni
di esponenti del partito Ds hanno aperto dissensi sia nei confronti della
leadership di Francesco Rutelli che all'interno dello stesso partito della
sinistra, mentre, altre - sempre di esponenti della stessa coalizione - hanno
dato luogo a duri attacchi ora a Fassino ora a D'Alema.
E si tratta di esternazioni continue, nel Centrodestra e nel Centrosinistra. Di
esternazioni incomprensibili all'uomo della strada. Esternazioni che riguardano
personalità dei vertici politici e dei vertici di governo51, ma anche dei
governi e dei consigli regionali, dei consigli provinciali e comunali e dei vari
esecutivi.
Naturalmente, a parte un certo costume della politica italiana, tra le varie
cause delle esternazioni c'é il modo in cui viene elaborato e definito, alla
vigilia delle elezioni, il documento di programma.
L'elaborazione non nasce dal basso e non è mai frutto di un concorso di tutti i
partiti della coalizione. Nessun dibattito in sede di formazione viene
sviluppato. Quasi sempre è una equipe di tecnici che lo elabora. E, per quanto
riguarda la definizione, nel migliore dei casi viene portato a conoscenza dei
responsabili dei vari partiti alleati e, con una conferenza stampa, reso di
pubblica ragione.
La conseguenza è che il programma diventa un riferimento relativo, per niente
vincolante quale itinerario di marcia per l'azione politica.
Eppure il programma dovrebbe essere il punto addirittura di avvio di una
coalizione, nel senso che l'accettazione di esso dovrebbe costituire non solo la
tessera di ingresso e comunque di permanenza nella coalizione, ma anche la linea
direttiva di fondo di ogni e qualsiasi iniziativa politica, quantomeno per
l'intera legislatura.
E, sempre in ordine alla linea politico- programmatica, non può essere
sottaciuto quel che avviene, a destra e a sinistra, nel campo delle iniziative
legi-slative. Non pochi disegni di legge vengono presentati più con riferimento
all'interesse del proprio partito che a quello della coalizione. A volte il
singolo deputato scavalca anche il proprio gruppo politico52 e, fidando nel
trasversalismo per l'approvazione, presenta iniziative in cui predomina
l'interesse elettoralistico o, peggio, quello di determinate lobby.
Le disfunzioni, sotto questi aspetti, non si contano.
7. Il fenomeno del trasformismo
Si è fatto già
riferimento al ribaltone che, a seguito del voltafaccia di Bossi, passato con
larga parte del Gruppo parlamentare della Lega Nord dal Centrodestra al
Centrosinistra, ha defenestrato il primo Governo Berlusconi53 e dato vita al
Governo di Lamberto Dini.
Mutamenti più vistosi si sono avuti però nella legislatura 1996-2001.
Un'indagine ha accertato che sono stati circa duecento i parlamentari nazionali,
passati da un partito all'altro. Molti di essi sono traslocati addirittura da
una coalizione all'altra, determinando, anche attraverso clamorose scissioni
quali quelle del Ccd, di Rifondazione comunista e del Ppi, imprevedibili crisi e
la conseguente formazione di nuovi governi. E' da queste scissioni infatti che
sono nati i nuovi partiti: Udeur, Comunisti italiani e Democratici per
l'Ulivo54.
A parte le implicazioni di ordine morale, il trasformismo - come si è potuto
rilevare - arriva al punto di modificare le maggioranze distorcendo la volontà
popolare e dando luogo alla formazione di governi del tutto diversi da quelli
verso i quali si era orientato il consenso elettorale.
A ulteriore documentazione, nella legislatura nazionale 1996-2001, si ha, per
una dura presa di posizione di Rifondazione comunista contro la politica del
Centrosinistra, la sostituzione del Governo Prodi col Governo D'Alema55 e, in
seguito, dello stesso Governo D'Alema con il Governo Amato56.
Sempre tra il 1996 e il 2001, si hanno i ribaltoni in campo regionale a cui
nelle pagine precedenti indirettamente si è fatto riferimento57 e numerosissimi
cambiamenti di maggioranze nelle province e nei comuni.
E sono cambiamenti di maggioranze e comunque passaggi da un partito all'altro,
specie negli enti locali, che continuano tuttora. Un mercimonio squallido. Si
tratta infatti di passaggi quasi sempre stimolati da particolari interessi
personali.
Un eletto che nel corso degli anni vede logorarsi la propria base elettorale
spesso, invece di ritirarsi - come sarebbe giusto - a vita privata, non esita a
trattare l'ingresso in un altro partito della coalizione (qualche volta anche di
altra coalizione) dove ritiene che ci siano migliori condizioni per una propria
rielezione.
Naturalmente la disfunzione scaturisce in larga parte dalla legge elettorale che
non prevede freno alcuno per siffatti passaggi che certamente rappresentano un
tradimento nei confronti dell'elettorato che aveva dato il proprio suffragio per
essere direttamente rappresentato; ed è la dimostrazione anche, almeno per
alcune specifiche situazioni, che l'incompatibilità, prevista nel campo degli
enti locali tra consiglieri e componenti dell'esecutivo, non è un rimedio
sufficiente58.
8. I gruppi parlamentari e consiliari
I gruppi parlamentari,
sia alla Camera che al Senato, nonostante la costituzione delle coalizioni,
continuano a restare legati al partito di appartenenza, fatta salva qualche
eccezione59 e, quindi, a muoversi autonomamente. Ne deriva, come è
ineluttabile, uno scollamento in ordine a quella linea unitaria che ne dovrebbe
caratterizzare i comportamenti. Non sono infatti infrequenti forti
differenziazioni in merito agli atteggiamenti riguardanti l'esame dei disegni di
legge nelle commissioni e, a volte, anche in Aula. Si giunge anche a posizioni
contrapposte: un gruppo che vota contro il provvedimento e un gruppo invece che
si esprime favorevolmente. E ciò, a volte, accade anche per le grandi questioni
politiche. Il riferimento è soprattutto alla politica estera in cui, specie nel
Centrosinistra, forze politiche quali quelle del Partito comunista italiano, dei
Verdi e di Rifondazione comunista assumono posizioni autonome in netto contrasto
con le altre forze della coalizione60.
Naturalmente la disfunzione si presenta ancora più marcata nei comportamenti
dei gruppi dei consigli regionali e dei consigli provinciali e comunali. Qui
subentrano anche interessi di altro genere, specie nei gruppi che fanno parte
della maggioranza: questioni di visibilità, questioni di rappresentanza in seno
alle giunte, questioni di equilibri interni.
E questo per non dire dei problemi nati con l'adozione del sistema maggioritario
nella elezione diretta dei responsabili degli esecutivi. A seguito del nuovo
avvento sembrava che si fosse trovato il toccasana per una nuova seria stabile
politica amministrativa. Invece il caos è tornato a riemergere. I gruppi
politici mal sopportano che un presidente di regione, un sindaco o un presidente
di provincia, rifacendosi al consenso elettorale ottenuto, affermi la propria
autonomia61. E non solo i gruppi, ma anche i consigli regionali come tali.
I conflitti tra le assemblee e gli esecutivi più non si contano. Le assemblee
arrivano financo a snaturare i programmi presentati ed approvati
dall'elettorato. Fanno anche di più, per ragioni diciamo politiche, attraverso
la mozione di sfiducia, arrivano a determinare la decadenza62 di un presidente
di provincia o di un sindaco.
Sempre nel quadro dei conflitti tra Consigli regionali e, come ormai comunumente
si dice, Governatore, sono da tenere in conto anche alcuni tentativi in atto
indirizzati all'annullamento dell'elezione diretta. Come si ricorderà la legge
costituzionale 1/1999 prescrisse che le regioni dovessero dotarsi di un proprio
Statuto autonomo. Ebbene, pur essendo trascorsi circa quattro anni
dall'approvazione di quella legge, solo il Consiglio regionale della Calabria ha
approvato in prima lettura lo Statuto. Il ritardo è notevole e, sembra che una
delle cause sia la inclusione o meno dell'elezione diretta del Presidente della
Regione. In molti degli statuti che si stanno predisponendo è infatti prevista
o l'abolizione o il ridimensionamento proprio dell'elezione diretta.
L'allarme è stato dato dal vice ministro dell' Economia Gianfranco Micciché
con una dichiarazione riportata dalla stampa63.
9. Altri fattori di crisi
Le coalizioni hanno a
che fare, oltre che con le manifestazioni di crisi esistenti nel loro interno,
anche con un insieme di fattori politici emergenti.
La prolificazione dei
partiti politici
Uno di questi fattori
è dato dalla prolificazione dei partiti politici. Si riteneva nel 1993, quando
venne approvata la nuova legge elettorale per il rinnovo del Parlamento che, con
l'introduzione del sistema maggioritario secco, cioè senza ricorso al
ballottaggio, solo i grandi partiti sarebbero sopravvissuti. Non si dava
peraltro molto peso al 25 per cento dei seggi della Camera rimasti legati al
sistema proporzionale.
Il buco del proporzionale doveva però fare risuscitare i partiti sconfitti nel
maggioritario e aprire anche la strada al nascere di altre formazioni politiche.
Ed infatti, a parte le liste locali, nelle elezioni politiche del 1996 ai
partiti scesi in lizza nel 1994 si sono aggiunti quelli di Rinnovamento italiano
e del Ccd e, nelle elezioni del 2001, quelli dell' Udeur, del Cdu, dei Comunisti
italiani, dell'Italia dei valori, della Democrazia europea e del Nuovo Psi.
Siamo sostanzialmente al raddoppio dei partiti che diedero l'avvio alla Seconda
Repubblica64. E ha poca importanza se alcuni di essi, autonomi nelle elezioni
svoltesi con il sistema proporzionale per la percentuale del 25 per cento, si
sono associati invece nel maggioritario, come è il caso della Margherita che ha
raggruppato Ppi, Democratici, Udeur, e Rinnovamento, del Girasole che ha
raggruppato Verdi e Socialisti democratici italiani, del Ccd che ha presentato
lista assieme al Cdu.
Tanta frammentazione partitica, che finisce sempre, nelle elezioni politiche,
col confluire nelle due grandi coalizioni finora esistenti in Italia, quella del
Centrodestra e quella del Centrosinistra, naturalmente non può che creare
maggioranze ancora più eterogenee e anche governi eterogenei costituiti più
per esigenze elettorali che per l'attuazione di un programma comune.
Da qui un altro aspetto della crisi che peraltro ancora più vistosamente si
manifesta nelle elezioni regionali e amministrative, dove la frammentazione
raggiunge livelli altissimi con la presentazione anche, in alcune province e in
alcuni comuni, di 25-30 liste.
Il rafforzamento del fronte proporzionalista
Altro fattore è il
rafforzamento del fronte del proporzionale. Direi che i partiti centristi e di
estrema sinistra (e non solo65) sono in attesa della ripresa della discussione
sulle riforme costituzionali per riproporre con forza il ritorno al vecchio
sistema proporzionale, anche se a tale sistema sono state addebitate, come è
noto, le maggiori responsabilità tra quelle che hanno portato alla caduta della
cosiddetta Prima Repubblica.
Per di più alcuni riferimenti ad una riforma costituzionale che si avvicini al
sistema tedesco fatti dallo stesso Silvio Berlusconi hanno finito con
l'alimentare un orientamento in senso proporzionale66. Ed infatti nel documento
di verifica di governo della Cdl del giugno-luglio 2003 sembra - anche se non ci
sono comunicati ufficiali - che l'argomento sia stato ripreso, tanto che il
Corriere della Sera ha potuto titolare: "Legge elettorale, il Polo ora
punta sui partiti" e sottotitolare: "Maggioritario a base
proporzionale, niente sbarramento, seggi in premio e forse addio alle
preferenze"67.
Naturalmente la questione, una volta posta, non poteva non scatenare tutta una
serie di prese di posizione. Ed ecco infatti reagire tra i primi l'ideatore
dell'attuale legge elettorale, Sergio Mattarella, sostenendo che la legge dà,
come ha dato, maggioranze certe e che il ritorno al proporzionale puro non solo
porterebbe alla frantumazione, ma darebbe vita ad un governo forte e ad un
Parlamento debole. Ecco Bertinotti approfittare della circostanza e dire
"basta con il maggioritario". Ecco invece Sdi, Udeur, Pdci, Verdi e
"Correntone" dichiarsi subito interessati; e Udc, Lega Nord e An
frenare, nel senso che ritengono che sia del tutto prematuro parlare di modifica
della legge elettorale, almeno fino a quando non si avrà la riforma
dell'ordinamento dello Stato.
A prescindere dalle varie posizioni e dagli aspetti particolari che dovrebbero
caratterizzare una eventuale riforma elettorale, Angelo Panebianco però
evidenzia che un ritorno al proporzionale potrebbe rigettare la nazione nella
instabilità di governo: "Noi abbiamo un sistema dei partiti
ultraframmentato in cui l'unico mastice che tiene insieme le coalizioni è il
maggioritario. Con il passaggio al proporzionale avremo lo stesso sistema dei
partiti frammentato senza neppure il mastice"68.
Panebianco in altre parole ritiene che la ricomparsa del sistema proporzionale,
pur lasciando in piedi con l'elezione diretta del capo dello Stato o del
premier, un elemento maggioritario, travolgerà di necessità il bipolarismo.
Non è dello stesso parere Giovanni Sartori il quale sostiene che potrebbe
esserci anche un "buon proporzionale"69.
Comunque: la realtà è che il proporzionale sostanzialmente, ogni giorno che
passa, fa passi avanti da gigante70.
Il ritorno del centrismo democratico cristiano
Dipoi un altro fenomeno
va preso in considerazione, un fenomeno che, per altro verso, potrebbe influire
negativamente sul sistema maggioritario.
Come si ricorderà, i partiti derivati dalla vecchia Dc parteciparono, con
eccezione del Ccd, alle elezioni politiche del 1994 riuniti sotto la sigla
centrista di Patto Italia. La coalizione però, a seguito del risultato
elettorale fortemente negativo71, venne sciolta e i partiti presero la decisione
di aderire allo schieramento di Centrosinistra, dove tuttora si trovano, salvo
quello facente capo a Rocco Buttiglione che, in un primo tempo, partecipò con
Umberto Bossi al ribaltone che affossò il primo governo Berlusconi e, in
seguito, ritornò ancora una volta nello schieramento di Centrodestra.
Ebbene, i partiti derivati dall'ex Dc, al di là dell'essere collocati o nel
Centrodestra o nel Centrosinistra, non hanno mai abbandonato l'idea della
riunificazione e costituzione di una grande forza politica di centro, in pratica
della ricostituzione dell'ex Dc72. E tanto, al di là delle infinite
affermazioni negative che i maggiori esponenti vanno facendo e cioè che è del
tutto assurdo anche il pensare ad una rinascita della vecchia Democrazia
Cristiana73.
Sono peraltro numerosi, nel decennio, i tentativi in tal senso. In questi ultimi
tempi, anzi, sono stati fortemente incrementati e, anche se non sono nate le
condizioni per una intesa trasversale tra partiti di cattolici aderenti allo
schieramento di Centrosinistra e partiti di cattolici aderenti a quello di
Centrodestra, non solo non mancano appelli dall'una e dall'altra parte, ma sono
state realizzate vere e proprie piattaforme aperte ad una siffatta finalità. In
tale quadro infatti credo che debba essere vista l'intesa raggiunta tra il
partito di Ferdinando Casini, il partito di Rocco Buttiglione e il partito di
Sergio D'Antoni74, che ha trovato concreta attuazione nella costituzione dell'Udc.
E sempre in tale quadro, a mio avviso, va considerata, nell'ambito della
sinistra, la costituzione della Margherita attraverso la partecipazione del Ppi
e dei Democratici per l'Ulivo
I primi esperimenti svolti non hanno raggiunto però validi risultati
elettorali. E, quindi, non si è andati oltre. In caso diverso, probabilmente,
avremmo già un sistema chiaramente tripolare. In Sicilia, dove i risultati
elettorali dei Centristi di destra sono stati piuttosto positivi, il
tripolarismo sul piano numerico c'è già, anche se per la situazione di ordine
nazionale e per la esistenza di una destra piuttosto forte, i partiti centristi
dell'Udc continuano a privilegiare il Centrodestra75.
Il rischio che, a parte la situazione della Sicilia, si possa avere la rottura
del Centrodestra (e ovviamente anche del Centrosinistra) e la nascita di uno
schieramento di Centro ha perciò valide premesse attuative, specie se si tiene
conto che esiste, nel frammentismo partitico italiano, anche un centrismo laico
che va dal partito dell'Italia dei valori al partito dei Verdi.
E credo che si tratti di un rischio estremamente grave. Perché l'esperienza,
riferita a modelli emblematici (U.S.A., Inghilterra...) dimostra che soltanto
due grandi coalizioni alternative (di Destra e di Sinistra o comunque di
Centrodestra e di Centrosinistra), e non tre, possano assicurare l'alternanza di
governo e garantire che non si ritorni alla politica dei compromessi e degli
inciuci, come avvenne con il Centrismo della Democrazia Cristiana, specie negli
ultimi decenni della Prima Repubblica.
Giovanni Sabbatucci su questo punto frena un po', in quanto ritiene che la
radicalizzazione della lotta politica tra i due poli "preserva il sistema
bipolare da ogni rischio di mutazione in senso centrista", anche se
contestualmente riconosce che essa non consente "un funzionamento
regolare"76.
La realtà comunque è che alla conflittualità esterna corrisponde una
conflittualità interna nei singoli poli77 e, inoltre, che il quadro politico
registra un continuo cambiamento dei rapporti di forza. E in politica sono
proprio i rapporti di forza quelli che determinano le svolte.
L'oligarchia parlamentare
Altro fattore da
attenzionare è - anche se, come vedremo, sotto la forma dell'oligarchia
parlamentare - certamente il ritorno della partitocrazia, che fu una delle cause
del tracollo della Prima Repubblica.
E' pur vero che ad eleggere i deputati, i senatori, i presidenti delle regioni e
delle province e i sindaci è direttamente il popolo; ma è altrettanto vero che
le assegnazioni dei collegi ai partiti e le candidature sono decise, come è
stato rilevato, dai Vertici delle coalizioni. E in merito va aggiunto che sembra
sia stato dimenticato che la Costituzione assegna ai partiti politici
esclusivamente il compito di concorrere con metodo democratico a determinare la
politica nazionale78. Basta considerare che essi, pur essendo passati meno di 10
anni dall'avvento della Seconda Repubblica, hanno già recuperato quel potere di
fare e disfare a loro piacimento, che l'opinione pubblica riteneva avessero
perduto. Il manuale Cencelli risulta ripescato nella distribuzione dei collegi,
salvo una percentuale minima che viene utilizzata per manovre elettoralistiche.
E lo stesso dicasi in ordine alla scelta dei candidati e all'assegnazione dei
posti di governo e di sottogoverno. Sotto quest'ultimo aspetto basta rilevare
quel che è accaduto durante i governi di Centrosinistra e quel che va accadendo
anche con l'attuale governo di Centrodestra.
Non diversamente avviene nelle regioni, nelle province e nei comuni.
Nelle regioni anzi si è già, per quanto riguarda la quota percentuale dei
consiglieri da eleggere nelle liste regionali, alle liste bloccate, alle liste
cioè decise dai partiti. E c'è di più: in Toscana sono in corso intese
trasversali79 per una riforma della legge elettorale che preveda l'elezione di
tutti i componenti del Consiglio regionale senza ricorso al voto di preferenza.
Pur stando così le cose il fatto nuovo è però che il vertice delle coalizioni
è interamente nelle mani dei Parlamentari e così anche la direzione e
l'organizzazione dei partiti politici. Negli esecutivi di vario ordine a
dominare sono i senatori, i deputati nazionali ed europei, i governatori
regionali, i consiglieri regionali, tanto che si può già parlare di
"oligarchia parlamentare".
Naturalmente con questo non si intende sostenere che ai parlamentari non debbano
andare incarichi direttivi nelle coalizioni e nei partiti, ma si vuole
sottolineare che è necessario che vengano posti dei freni ad un andazzo
generalizzato e che, salvo eccezioni documentatamente motivate, l'istituto
dell'incompatibilità80, specie tra incarichi di governo e incarichi di partito,
venga ripristinato e fatto valere.
10. L'influenza della crisi sui partiti
La crisi delle grandi
coalizioni, a parte il fatto che determina l'allontanmento della gente dalla
politica, influisce negativamente anche sui partiti politici.
Difatti la mancanza di punti fermi nelle coalizioni ha finito con l'allentare le
regole interne di convivenza dei partiti, sia perché è mancato un adeguamento
degli stessi alla nuova realtà politica (e non solo) venutasi a creare e sia
perché non è stato individuato un criterio che consenta ai partiti di avere
una giusta visibilità nell'ambito della coalizione81.
Da qui la necessità che in sede di ristrutturazione delle coalizioni vengano
presi in considerazione anche i rimedi perché le lamentate influenze possano
essere annullate o comunque limitate.
Peraltro il partito politico nella situazione attuale non riesce più ad essere
collettore delle istanze della gente e a trasferirle alle sedi attuative della
politica, e non riesce più ad essere struttura di formazione della classe
dirigente82.
Già è stato fatto cenno alla esistenza di una oligarchia parlamentare nei
partiti politici, che riduce i margini di democrazia interna e che in non pochi
casi personalizza il partito e la stessa linea politica. Ma c'è anche di più.
Negli stessi addetti ai lavori, fatte salve alcune eccezioni, il partito è
considerato strumento carrieristico83: non gli uomini al servizio del partito
per il raggiungimento di mete di elevazione economica, sociale e civile della
nazione, ma al contrario il partito al servizio delle persone.
Una involuzione pericolosa, che mette in discussione i valori democratici e le
idealità di cui il partito dovrebbe essere portatore.
11. Il grande rischio
Gli aspetti di crisi
delle grandi coalizioni di cui alla presente trattazione hanno già dato luogo a
conseguenze politiche indubbiamente gravi: forte riduzione del tasso di tensione
morale, disaffezione della gente verso la politica, rifiuto di persone
qualificate di partecipare alla vita politica attiva, ripresa di vecchi metodi
amministrativi all'insegna del clientelismo....
Ma c'è di più. Il fatto che col passare degli anni (ormai sono quasi dieci a
far data dal 1994) non sia stato individuato un ordinamento organizzativo
stabile delle coalizioni in cui i partiti aderenti possano riconoscersi al di
là del momento elettorale e in cui - quantomeno per i cinque anni di una
legislatura - abbiano a svolgere, sulla base di un programma condiviso, il ruolo
di maggioranza o di opposizione, è il punto di fondo della crisi.
Ovviamente la gravità della situazione è maggiormente avvertita dalla
coalizione che ha perduto le elezioni, come è dimostrato da quel che avviene da
mesi in seno all'Ulivo. Il riferimento è alla pesante polemica, già accennata,
che sostanzialmente ha messo in discussione la leadership di Francesco Rutelli e
alle molte disfunzioni che si sono avute nei comportamenti dei gruppi
parlamentari e negli atteggiamenmti diversificati assunti dai partiti in ordine
ad alcune questioni venute al tappeto: guerra del Kosovo, guerra in Afghanistan,
guerra in Iraq, aiuti umanitari in favore delle popolazioni dell'Iraq, etc..
In merito agli aiuti umanitari alle popolazioni dell'Iraq, la coalizione di
Centrosinistra ha presentato addirittura tre mozioni distinte84
Anche la maggioranza, sia pure in forma più tenue, registra però che molte
cose, sul piano organizzativo, non vanno.
Ed infatti, pur essendo vero che una coalizione al governo ha il collante del
potere che maschera contrasti interni, è altrettanto vero che non mancano
dissensi in seno alla stessa compagine governativa: ora per il trasferimento
della direzione di RAI 2 a Milano, ora perché ci sono differenziazioni sulla
polemica nei confronti di parte della magistratura, ora perché alcuni gruppi
politici considerano la posizione italiana troppo appiattita sulla politica
estera degli USA, ora perché la proposta di Bossi, in un primo tempo, di
inserire nella Costituzione come vice capitali d'Italia Milano e Palermo e, in
seguito, di trasferire la capitale d'Italia da Roma a Milano, non poteva non
creare legittime situazioni d'allarme e, infine, ora perché certe esternazioni
dello stesso presidente Berlusconi, fatte a briglia sciolta, non solo aprono
infuocate polemiche con l'opposizione, ma suscitano anche forti perplessità
nella maggioranza85.
E si tratta solo di qualche esempio. Comunque il profondo disagio all'interno
delle coalizioni, specie in periferia, lo svilupparsi di fenomeni chiaramente
indirizzati a sostituire il sistema "maggioritario" con il sistema
"proporzionale", il maturare di condizioni di tripolarismo, la
disaffezione della gente alla politica, l'assenteismo elettorale... sono - visti
nel loro insieme - gravi fattori di crisi. E sono tali fattori che aprono la
strada al rischio più grande: l'annullamento del maggioritario e, quindi, del
bipolarismo, il sistema che, bene o male, ha segnato dal 199486 in poi un
cambiamento della realtà politica italiana, creando le condizioni, se non di
assoluta stabilità, certamente di governabilità.
La realtà delle cose è che le coalizioni, come entità a sé, non esistono.
Sono semplici intese elettorali. Gruppi di partiti con linee politiche e
programmi del tutto eterogenei, che si muovono come cavalli a brado, ciascuno
per suo conto.
12. Il funzionamento attuale delle coalizioni
Attualmente il
funzionamento delle coalizioni avviene attraverso:
Un Coordinatore nazionale.
Un Comitato nazionale di Coordinamento di cui fanno parte i rappresentanti
ufficiali dei partiti aderenti.
Un Comitato regionale con le stesse caratteristiche di quello nazionale.
Un Comitato di Coordinamento per ciascuna provincia.
Si tratta di Comitati che si riuniscono raramente87. Anche per questioni
importanti i leaders dei partiti della coalizione preferiscono ricorrere ad
incontri bilaterali o addirittura al telefono, anzicché realizzare riunioni
collegiali.. Eppure sono questi organismi che, in linea di massima, e quasi
sempre dall'alto, determinano ai vari livelli le scelte più importanti, in
barba ai più elementari princìpi democratici. Credo, infatti, si possa dire
che le uniche funzioni di questi organismi siano quelle di esprimere le
candidature dei parlamentari (nei vari collegi), dei presidenti di regione e di
provincia, dei sindaci, nonché intervenire nelle questioni di particolare
importanza ed urgenza.
Sul piano formale non c'è un leader della coalizione. Viene considerato tale il
candidato che nelle elezioni politiche risulta indicato quale Presidente del
Consiglio dei Ministri. E così, nelle elezioni politiche del 2001, per il Polo
delle libertà, il leader è stato (e continua ad esserlo) di fatto Silvio
Berlusconi indicato dal Centrodestra come candidato alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri e per lo schieramento dell'Ulivo Francesco Rutelli (e
continua ad esserlo sia pure con non poche contestazioni), indicato quale
candidato alla direzione del Governo nazionale dal Centrosinistra88.
Un ordinamento organizzativo vero e proprio sostanzialmente non esiste e il dato
che emerge in punto di fatto è che, fatte rarissime eccezioni, i vari livelli
direttivi sono nelle mani dei parlamentari e dei più qualificati esponenti
negli organi istituzionali rappresentativi e operano all'insegna di un
anacronistico metodo centralista.
E non è tutto. Si arriva al punto che, se in una regione uno dei partiti della
coalizione è particolarmente forte, il centralismo viene esercitato - anche
senza alcuna consultazione dei rappresentanti degli altri partiti - dal
segretario regionale di quel partito.
13. I tentativi di riorganizzazione dell'Ulivo
Dopo le elezioni del
2001, a rendersi conto della esistenza di una grave crisi delle coalizioni sono
stati per primi i partiti del Centrosinistra. Messe da parte le responsabilità
per la sconfitta elettorale subìta, eccoli promuovere incontri per un
approfondito esame dello strumento-coalizione. Incontri però andati a vuoto,
ora a causa di un partito ora a causa dell'altro o degli altri.
I rinvii infatti, per tutto il 2002, si sono succeduti ai rinvii. E l'incontro
ultimo, che era stato fissato per il 13 aprile di quest'anno89, incontro che
sembrava dovesse consistere negli stessi stati generali di rifondazione
dell'Ulivo, non ha avuto sorte migliore.
Si pensava di riunire 4 mila delegati in rappresentanza dei partiti della
coalizione per giungere alla costituzione di un Ufficio di programma, alla
elezione di una Direzione politica e alla scelta del Coordinatore, ma una dura
presa di posizione di Sergio Cofferati90, di Nanni Moretti91, di Fausto
Bertinotti e di altri92, ha fatto sì - prima - che l'ordine del giorno venisse
quasi radicalmente modificato e - poi -, attraverso una serie di veti
incrociati, ha determinato sostanzialmente il naufragio dell'iniziativa,
risolvendola in un incontro93 che fosse il primo passo per un "Ulivo
allargato". Ma anche con tanto ridimensionamento non solo non si sono avuti
risultati94, ma anzi c'è stato un ampliamento dei dissensi interni alla
coalizione per ulteriori contrasti emersi tra Rutelli e Pecoraro Scanio95 e per
una pesante contestazione per Massimo D'Alema96.
Né poteva essere diversamente, dato che all'incontro, pur essendo presenti
molti qualificati esponenti del Centrosinistra, erano assenti Sergio Cofferanti,
Nanni Moretti, Clemente Mastella e Fausto Bertinotti97.
Naturalmente, dopo quest'ultimo fallimento, sarà sempre più difficile
affrontare la crisi della coalizione e trovarne la soluzione. Peraltro il lieve
miglioramento delle posizioni elettorali conseguito dall'Ulivo nella
consultazione amministrativa di maggio-giugno 2003 ha posto, almeno al momento,
in secondo piano la situazione all'interno della coalizione98.
14. La posizione del Centrodestra
Il Centrodestra, nella
presente legislatura, ha avvertito meno l'esigenza di dare delle regole
all'assetto della propria coalizione. Certamente per il fatto che, avendo vinto
le elezioni politiche, il potere - come si è sottolineato in uno dei capitoli
precedenti- ha fatto (e continua a farlo) da collante tra i partiti della
maggioranza.
Peraltro, a differenza del Centrosinistra che ha visto susseguirsi come leader
della coalizione Romano Prodi, Massimo D'Alema e Francesco Rutelli, il
Centrodestra, sotto questo profilo, non ha avuto problemi. Fin dall'inzio c'è
stata un'accettazione unanime della leadership di Silvio Berlusconi e, anche
quando qualcuno dei partiti aderenti ha accennato a dei tentativi di messa in
discussione, è stato costretto subito dai fatti a rivedere la posizione.
E, come è ovvio, la continuità di guida, peraltro espressa attraverso una
personalità forte quale quella di Silvio Berlusconi, è di per sé forza di
coagulo interno della coalizione.
Questo non significa però che i vari aspetti di crisi della coalizione non
siano stati e non vengano avvertiti, specie a livello regionale e provinciale.
Gli esempi, che nel corso della trattazione sono stati citati, riguardanti
appunto situazioni verificatesi in seno alla coalizione, ne sono eloquente
dimostrazione99.
Va aggiunto che i risultati elettorali del maggio-giugno 2003, piuttosto
negativi, pongono già l'esigenza che si cominci a guardare con attenzione al
sistema organizzativo della coalizione.
Mi si dirà che una prima messa a fuoco del problema è avvenuta già, prima
delle stesse elezioni amministrative di maggio-giugno 2003, con il forum
parlamentare di "Punto Italia", organizzato da An a Roma l'8 maggio
2003 a Palazzo Valdina. Ma non è proprio così. Primo, perché si è trattato
di un convegno di studio e, poi, perché il problema affrontato era quello del
futuro dei partiti nell'era del bipolarismo100. Alla crisi delle coalizioni non
si è fatto alcun riferimento specifico, anche se Claudio Scajola, responsabile
organizzativo di Forza Italia, ha sostenuto la necessità di dotare la
coalizione di organismi di consultazione permanente, Ignazio La Russa,
presidente allora del gruppo di An alla Camera, ha parlato di
istituzionalizzazione dei vertici della coalizione e Gennaro Malgeri, direttore
del Secolo d'Italia, ha proposto la definizione di una Carta dei valori101.
Il rischio forte che il sistema dell'alternanza, così come stanno le cose,
possa essere travolto non è neppure balenato negli interventi che hanno
caratterizzato il dibattito di Palazzo Valdina.
Peraltro anche il dato negativo dei risultati elettorali di maggio-giugno 2003
non sembra abbia aperto gli occhi, in maniera adeguata, sulla questione. La
sconfitta del Friuli-Venezia Giulia, di Udine e altri centri importanti è stata
vista più in rapporto all'andamento dell'azione di governo (e se ne è chiesta
la verifica102) che in collegamento con le forti disfunzioni della coalizione. I
problemi inerenti alla scelta delle candidature e quelli riguardanti il diritto
di autonomia dei vertici locali non risulta infatti che siano stati affrontati e
definiti.
E invece il punto di crisi è, soprattutto, lo stato della coalizione.
15. Qualche notazione finale
Questo lavoro è stato
concepito allo scopo di evidenziare e denunziare la crisi delle grandi
coalizioni partitiche e, quindi, suonare un campanello d'allarme in tempo utile,
prima che abbiano a svilupparsi conseguenze tali da incidere sull'ordinamento
politico e sulla stessa democrazia italiana. Una eventuale caduta del sistema
dell'alternanza tanto faticosamente conqui- stato potrebbe infatti, in una
democrazia ancora fragile quale quella italiana, aprire le porte a sbocchi
imprevedibili.
Ne deriva che alcune notazioni finali potrebbero essere un contributo per il
superamento della crisi.
1- Si è finora
ritenuto che il buco del 25% di proporzionale, in quanto vulnera il sistema
maggioritario e apre la strada alla prolificazione dei partiti politici, sia
quantomeno una delle cause che potrebbe mettere in discussione il bipolarismo.
Conseguentemente alcuni103 hanno puntato, attraverso lo strumento referendario,
alla cancellazione della norma relativa che, peraltro, risulta esitata in
violazione del pronunziamento popolare di abolizione del sistema proporzionale
avvenuto prima dell'approvazione delle leggi elettorali del 1993. Come si
ricorderà fu il Parlamento ad inserire di forza la quota del 25% di
proporzionale. In un certo senso il colpo di coda della vecchia Repubblica,
anzi, forse più esattamente, il colpo di coda della vecchia Democrazia
Cristiana, tenuto conto che il marchingegno venne escogitato da un parlamentare
democratico cristiano104.
I referendum intervenuti posteriormente, anche se hanno espresso una maggioranza
larghissima per l'abolizione, non hanno trovato però legittimazione, non
essendo stato raggiunto il quorum di partecipazione del cinquanta per cento più
uno degli elettori.
Giacché il pronunziamento popolare per l'abolizione comunque vige fin dai primi
anni Novanta, non si vede perché la questione non dovrebbe trovare soluzione
attraverso un disegno di legge di modifica della legge elettorale.
E' vero che l'abrogazione del 25% di proporzionale sarebbe solo di ausilio alla
risoluzione della crisi delle coalizioni, in quanto potrebbe operare soltanto un
contenimento (ritardato) del numero dei partiti e delle liste e porre dei freni
ai velleitarismi. E' altrettanto vero però che sarebbe una valida diga a difesa
del bipolarismo.
2- L'elevazione della
soglia di abbattimento dal 4 al 6-7%, secondo alcuni politologi potrebbe
conseguire la neutralizzazione quasi totale dell'effetto del proporzionale e
quindi garantire meglio l'alternanza di governo. E in parte è così. A mio
modesto giudizio bisogna però tenere presente che le soglie di abbattimento
delle leggi elettorali, indipendentemente dalle percentuali, sono sempre una
negatività, privano cioè strati della popolazione dall'avere una propria voce
e quindi dal dare un contributo diretto o indiretto alla determinazione della
politica nazionale105. Non è cosi invece se una formazione politica anche
piccolissima, in un sistema bipolare, sceglie di far parte di una coalizione. La
sua voce, se la coalizione ha regole chiare, ha possibilità di essere valutata
e tenuta presente.
3- Alla luce della
trattazione svolta una strada percorribile per il superamento della crisi delle
coalizioni potrebbe essere quella della individuazione di regole chiare e
vincolanti per l'organizzazione e il funzionamento delle coalizioni, regole
cioè che disciplinino l'adesione dei partiti alla coalizione, i doveri che
dall'adesione scaturiscono, gli aspetti programmatici da accettare e rispettare
per il tipo di elezione che si va ad affrontare, la scelta dei dirigenti ai vari
livelli, la nomina del Coordinatore nazionale, le forme di rappresentanza
unitaria in seno alle istituzioni, la periodicità delle riunioni, etc..
Ovviamente i molti tentativi a vuoto che si sono avuti stanno a testimoniare che
non è facile mettere assieme un gruppo di partiti e concordare, anche per una
sola legislatura, un programma di governo o di opposizione e un modulo
organizzativo di funzionamento.
Eppure un ordinamento in tal senso non può essere procrastinato a lungo.
Quantomeno occorre in tempi brevi che le coalizioni si diano uno Statuto, un
insieme di norme cioè in base alle quali potere operare politicamente, uno
Statuto quindi che venga regolarmente registrato106, uno Statuto da cui non si
abbia a decampare nell'esercizio dell'attività politica, uno Statuto, in altri
termini, che sia il codice di convivenza e operatività politica delle
coalizioni.
E siffatto Statuto dovrebbe essere caratterizzato dal principio del federalismo,
rompendo quella linea di centralismo che domina nelle coalizioni e influisce
tanto negativamente soprattutto in periferia. E' inammissibile infatti che in
ambito provinciale non sia la classe dirigente locale, dopo opportune
consultazioni degli organi territoriali, a scegliere o comunque proporre il
candidato a presidente della provincia o i candidati a sindaci107.
L'autonomia ai vari livelli dovrebbe essere considerata, come del resto è, un
valore di fondo.
4- Naturalmente possono
essere individuate altre strade per superare la crisi delle coalizioni.
Si potrebbero, ad esempio, inserire nella legge elettorale norme, diciamo di
indirizzo, per puntare alla risoluzione dei vari partiti della coalizione in un
unicum, anche se non è cosa facile dato lo spirito di individualismo politico
degli italiani, per cui a destra ci sono almeno quattro o cinque anime di
destra108 e a sinistra almeno quattro o cinque partiti109 di sinistra.
Si potrebbe affidare la soluzione della crisi alla stagione delle riforme
costituzionali di cui si ritorna a parlare. E così, come la Costituzione
prevede l'ordinamento dei sindacati, prevedere anche quello delle coalizioni.
5- Per finire: una
considerazione di fondo. Le regole sono certamente importanti. Va tenuto
presente però che anche le più perfette hanno valore se sorrette dalle
idealità di coloro che sono chiamati ad applicarle e a rispettarle. E non c'è
dubbio che oggi in Italia dietro la crisi delle coalizioni partitiche c'è una
classe dirigente che ha fatto scadere i valori della politica.
Creare le regole quindi, ma nel contempo ritornare alla politica vera, alla
politica alta.
NOTE
(1) La Prima Repubblica
era nata con il referendum popolare "Monarchia o Repubblica" del 1946,
il cui risultato elettorale peraltro era stato molto discusso.
(2) Legge n.277/93, art. 1, comma 1, lettera a), Coordinamento art.1.
(3) Legge n.277/93, art. 5, comma 1, lettera a). Coordinamento art. 83.
(4) Legge n.276/93, art.1. Coordinamento art. 2.
(5) La tradizione italiana è ben lontana da quella inglese caratterizzata dalla
esistenza di due fortissimi partiti antagonisti: il partito Conservatore e il
partito Laburista; ed è anche lontana da quella degli U.S.A. che ha i suoi
punti di riferimento nelle due grandi concentrazioni: quella del partito
Repubblicano e quella del partito Democratico. Per di più gli stessi filoni
ideologici in Italia non hanno trovato mai, a loro sostegno, movimenti unitari e
i grandi partiti hanno presentato e presentano più anime che finiscono sempre
con l'articolarsi in correnti.
(6) Mese di ottobre 2003.
(7) I referendum relativi non hanno raggiunto il quorum necessario per essere
omologati.
(8) Il governo di Lamberto Dini è rimasto in carica dal gennaio del 1995 fino
alle elezioni generali del 1996.
(9) Il governo di Massimo D'Alema si insedia nell'ottobre del 1998. Il governo
di Giuliano Amato, invece, conclude la legislatura 1996-2001.
(10) Il partito dei Comunisti Italiani venne annunziato da Armando Cossutta in
sede di formazione del governo D'Alema (ottobre 1998) e costituito subito dopo.
(11) Per desistenza deve intendersi la non presentazione di un candidato di un
partito (che non fa parte della coalizione) in un determinato collegio per
avvantaggiare la coalizione della stessa area e viceversa.
(12) Eclatante la questione dei 12 parlamentari tuttora non assegnati, per cui
il Parlamento non ha il plenum previsto dalla Costituzione.
(13) In merito alle conflittualità Domenico Fisichella scrive: "...Se è
vero tra l'altro che un sistema bipolare ha anche una competizione all'interno
di ciascun polo, è anche vero che nel caso italiano abbiamo molti elementi di
conflittualità all'interno di ciascun polo. Quindi stiamo combinando questa
duplice condizione: un bipolarismo conflittuale a livello di rapporti tra poli,
un bipolarismo conflittuale a livello di rapporti all'interno di ciascuno dei
due poli".(Cfr. La Destra e l'Italia, intervista a cura di Massimo Crosti,
Troina, Città Aperta Edizioni, 2003, pag. 96).
(14) Il riferimento è al "correntone", denominazione comunemente
usata per individuare la corrente facente capo a G. Berlinguer.
(15) Un esempio, la questione delle vice capitali Milano Palermo.
(16) An in contrasto con Fi e in posizione differenziata con il Udc ha chiesto e
ottenuto le dimissioni del presidente della Rai-Tv Antonio Baldassarre e
l'azzeramento del Consiglio di Amministrazione peraltro già ridotto a due
componenti soltanto.
(17) In particolare con Rifondazione del Partito comunista.
(18) Ormai l'assenteismo ha superato in alcune regioni la percentuale del 30%.
(19) Le elezioni per la Camera si svolgono con la legge 4 agosto 1993, n.277, la
quale prevede che i seggi della Camera per il 75% siano assegnati con il sistema
uninominale secco e per il restante 25% con il sistema proporzionale. Si ha
cioè un sistema sostanzialmente misto.
(20) Non meno di 500 e non più di 1000. Il numero dei sottoscrittori si riduce
della metà nel caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi
la scadenza di oltre centoventi giorni.
(21) Le sezioni, i circoli, i club.
(22) Nelle ultime elezioni politiche (2001) numerosi i casi in tal senso. Per
fare solo due esempi, nella coalizione di Centrodestra, Bobo Craxi, abitante ed
operante a Milano, è stato candidato in Sicilia, nel collegio elettorale di
Trapani capoluogo; nella coalizione di Centrosinistra l'on. Cecchi Gori è stato
catapultato dalla Toscana in Sicilia ed esattamente nel collegio di Acireale in
provincia di Catania.
(23) Sulla rappresentanza politica cfr. Domenico Fisichella, La rappresentanza
politica, Roma-Bari, Laterza, 1996 e Elezioni e democrazia, Bologna, il Mulino,
2003.
(24) Per i deputati non c'è la limitazione a due mandati elettorali.
(25) Legge 23 febbraio 1995, n. 43 e legge 17 febbraio 1968, n. 108 tuttora
vigenti per le regioni a statuto ordinario e in via transitoria in Sicilia.
(26) Berlusconi in seguito, assicurando un posto di governo, riuscirà a fare
ritirare le dimissioni e, in parte, ad impedire che la diaspora si allargasse.
Comunque il risultato sarà la perdita da parte della Casa delle libertà della
Presidenza della Regione Friuli- Venezia Giulia.
(27) La dura reazione dei friulani, che ha portato anche ad una rottura dei
rapporti tra l'ex ministro Scajola e il coordinatore nazionale di Forza Italia,
il sottosegretario agli esteri Roberto Antonione, nasce dall'imposizione a Forza
Italia della candidatura Guerra al posto di Tondo da parte di Umberto Bossi,
quando peraltro il Presidente del Consiglio, una quindicina di giorni prima,
aveva assicurato la riconferma di Roberto Tondo, presidente regionale uscente.
(28) L'elezione avviene senza voto preferenziale, attraverso una lista
circoscrizionale in cui i candidati sono inseriti secondo un ordine fisso e,
ovviamente, eletti in forza dei voti riportati dalla lista.
(29) Dott. Rino Ferrari a Marsala, on. Vincenza Bono Parrino ad Alcamo, dott.
Giacomo Centonze a Castelvetrano.
(30) Dott. Carmelo Ruta per il partito della Margherita, dott. Salvatore
Jannizzotto per Rifondazione comunista, dott. Franco Antoci di Democrazia
europea per la Casa delle libertà.
(31) Avv. Francesco Musotto
(32) Cfr. Giornale di Sicilia dell'1 maggio 2003
(33) I protagonisti sono stati Giovanni Guiliari e Luca Romano.
(34) I partiti della Quercia e Margherita si sono divisi e hanno prentato due
candidati a sindaco distinti, rispettivamente Marco Marcucci, sindaco uscente e
Sauro Ricci, ex vice sindaco della giunta Marcucci.
(35) Il senatore Giuseppe Bongiorno.
(36) Hanno preso posizione contro la candidatura sostenuta ufficialmente da Fi e
Udc (Giulia Adamo, presidente uscente della provincia regionale di Trapani)
l'intero partito di AN con i propri parlamentari nazionali: il deputato Nicola
Cristaldi e il senatore Giuseppe Bongiorno, i parlamentari di Fi: il
sottosegretario agli interni Antonio D'Alì e il deputato regionale Giuseppe
Maurici, i parlamentari dell'Udc: il deputato nazionale Massimo Grillo e il
deputato regionale Girolamo Turano. Prima che si giungesse al voto Berlusconi ha
però bloccato i due parlamentari di FI, prima sospendendoli dal partito e poi
con la minaccia del sollevamento dagli incarichi.
(37) A Treviso la Casa delle libertà si è presentata divisa in tre tronconi:
Lega Nord, Fi e An, Udc.
(38) I Centristi dell'area di destra si sono dissocciati dagli altri partiti
della Casa delle libertà e hanno scelto di sostenere il sindaco di una lista
civica, Alberto Benincasa.
(39) Carroccio e Polo delle libertà sono scesi in lizza con liste e candidati
autonomi.
(40) Gli esiti degli esperimenti, almeno finora, non sembra che siano positivi,
anche perché innescano problemi di altro genere.
(41) Sul secondo turno cfr Elezioni e democrazia di.Domenico Fisichella,
Bologna, il Mulino, 2003.
(42) Emblematico è il "caso Marsala": nelle elezioni amministrative
del novembre 2001 il candidato a sindaco di Forza Italia, Rino Ferrari, essendo
rimasto escluso dal ballottaggio, ha partecipato al secondo turno come vice
sindaco della coalizione di Centrosinistra.
(43) La riforma delle pensioni era solo un pretesto. La ragione vera era data
invece dal successo di Forza Italia conseguito nelle elezioni europee del 1994,
che aveva sostanzialmente dimezzato l'elettorato leghista.
(44) Le manovre si conclusero con la presentazione, in data 21 dicembre 1994, di
due mozioni di sfiducia: una da parte di Bossi e Buttiglione e l'altra da parte
del PDS.
(45) Cfr. Bruno Vespa, Dieci anni che hanno sconvolto l'Italia, 1999, Rai-Eri
Mondadori, pp. 292-99.
(46) La lotta al terrorismo è scaturìta dall'abbattimento delle Torri gemelle
di New Jork (11 settembre 2001) ad opera dei terroristi afgani agli ordini di
Ben Laden.
(47) Regione Campania, Regione Calabria, etc.
(48) Presidenza del democratico di sinistra Angelo Capodicasa.
(49) Il gruppo di Rinnovamento di Bartolo Pellegrino passa dall'area di sinistra
all'area di destra, determinando la costituzione del governo regionale
dell'onorevole Vincenzo Leanza, appartenente al gruppo parlamentare di Forza
Italia.
(50) La dichiarazione di Bossi fu resa nell'intervento svolto al Congresso della
Lega nel marzo 2002.
(51) E' dei primi di luglio 2003 una lettera aperta del sottosegretario leghista
al Turismo, Stefano Stefani, che rivolge dure accuse ai turisti tedeschi
scatenando una reazione diplomatica del Governo tedesco e arrecando addirittura
danno al turismo italiano. Il sottosegretario sarà costretto a dimettersi.
(52) Clamoroso il caso dell'onorevole Roberto Simeone che, senza il benestare
del proprio Gruppo politico (AN), riuscì a fare approvare dal Parlamento una
legge che doveva cadere sotto l'accusa di scarcerare un numero di detenuti di
gran lunga maggiore del previsto.
(53) Dicembre 1994-Gennaio 1995.
(54) Queste scissioni da sole hanno determinato il cambiamento di casacca di
oltre 50 parlamentari.
(55) Il Governo D'Alema si è insediato il 21 ottobre 1998.
(56) Giuliano Amato ha concluso la legislatura 1996-2001.
(57) Cfr. cap.V
(58) Alcune leggi elettorali, quale ad esempio quella della Regione siciliana,
prevedono che il consigliere chiamato a fare parte della Giunta amministrativa
debba dimettersi per incompatibilità tra le due cariche.
(59) Hanno costituito, all'interno del Polo delle libertà, un organismo comune
sotto la sigla del UDC i partiti del CCD, del CDU, di Democrazia Europea e.
all'interno dell'Ulivo, sotto la denominazione della Margherita, i partiti del
PPI e dei Democratici di Prodi. Come si può rilevare si tratta dei gruppi
politici derivati dall'ex DC allocati a destra e a sinistra.
(60) Vedi la guerra del Kosovo, dell'Afganistan e la questione degli aiuti
umanitari in Iraq nel dopo Saddam Hussein.
(61) In parte ciò avviene per la mancanza di una normativa che operi una netta
distinzione tra consigli ed esecutivi.
(62) In Sicilia numerosi i casi di sindaci sfiduciati.
(63) Cfr. Giornale di Sicilia del 7 luglio 2003.
(64) Non sono considerati i partiti fai da te.
(65) Anche il Nuovo Psi, allineandosi a tutti i piccoli partiti, ritiene che sia
inderogabile il ripristino del sistema proporzionale. Bobo Craxi nel congresso
nazionale del 13 aprile 2003 lo ha chiesto ufficialmente registrando un consenso
generale.
(66) Si ritiene che la propensione di Silvio Berlusconi per il proporzionale
intervenuta da qualche tempo sia dettata dalla duplice esigenza di sottrarsi ai
ricatti della Lega Nord e dei piccoli partiti nell'assegnazione dei collegi e di
rafforzare la rappresentanza di Fi in Parlamento.
(67) Corriere della Sera del 7 luglio 2003.
(68) Ivi.
(69) Corriere della Sera del 12 luglio 2003.
(70) Cfr. L'equivoco della liberaldemocrazia di Giuseppe A. Spadaro con
presentazione di Francesco Mercadante, Roma. Pellicani, 2002.
(71) I deputati di Patto Italia eletti nel maggioritario furono solo quattro.
(72) Tenere presente le continue dichiarazioni di Rocco Buttiglione e degli
stessi rappresentanti del Ppi.
(73) Il gioco di parole è chiaro: non sarebbe la vecchia ma la nuova.
(74) Sergio D'Antoni, ex segretario generale della Cisl, ha costituito il
partito Democrazia Europea.
(75) Non bisogna dimenticare però che nella legislatura regionale 1996-2001
furono proprio i centristi provenienti dalla DC ad affossare il Centrodestra e a
sostituirlo con un governo addirittura a guida DS, con presidente della Regione
siciliana, l'onorevole Angelo Capodicasa, salvo a ripensarci in seguito e a fare
in modo che la legislatura si chiudesse con al governo il Centrodestra.
(76) Giovanni Sabbatucci, Il trasformismo come sistema, Roma-Bari, Laterza,
2003, pag. 116.
(77) Domenico Fisichella, La Destra e l'Italia, Città aperta, 2003, pag. 96.
(78) Articolo 49 della Costituzione a cui dovrebbero rifarsi anche le
coalizioni.
(79) Cfr. Corriere della Sera del 6 luglio 2003. L'intesa in loco ha alleati per
l'occasione Ds e parte di An, ma trova dissenzienti Rifondazione comunista, il
Pdci, parte della Margherita.
(80) Quasi sempre i componenti dei vertici dei partiti sono contemporaneamente
parlamentari e, a volte, anche membri del Governo.
(81) I partiti medio-piccoli all'interno delle coalizioni subiscono l'influenza
dei partiti guida e ne risultano danneggiati elettoralmente. Si assiste infatti
al fenomeno per cui i partiti guida all'interno delle coalizioni si rafforzano
sempre più e i medio-piccoli invece vedono diminuire i consensi.
(82) Sui partiti italiani cfr. Piero Ignazi, I partiti italiani, Bologna, il
Mulino, 1997.
(83) I forti aumenti delle indennità dei componenti degli esecutivi e dei
consiglieri nel campo degli enti locali (e non solo) concorrono ad alimentare il
carrierismo.
(84) Le tre mozioni presentate sono: una Ds e Margherita con la quale si
chiedeva una tregua per consentire l'invio di aiuti umanitari, una Sdi e Udeur
contrari alla parola "tregua" e favorevoli alla ricostituzione
dell'unità europea e una del Pdci, dei Verdi e del Prc per una immediata
cessazione del fuoco. Il dibattito ha avuto luogo il 3 aprile 2003 e le tre
mozioni sono state respinte
(85) Il riferimento è alla esternazione riguardante in particolare i
comportamenti di Mussolini in rapporto a Saddam Hussein delle prime settimane
del settembre 2003.
(86) Le prime elezioni con il maggioritario si sono svolte nel 1994.
(87) Non si tengono riunioni periodiche, neppure per il controllo dell'azione
politico-amministrativa.
(88) Precedentemente, nelle elezioni 1996-2001 il leader del Centrodestra era
stato Silvio Berlusconi e del Centrosinistra Romano Prodi.
(89) 13 aprile del 2003.
(90) Sergio Cofferati ha sostenuto che non aveva senso un'assemblea a cui
partecipassero soltanto gli iscritti dell'Ulivo e che, pertanto, essa dovesse
essere allargata ai vari movimenti della società civile e inoltre che era da
ritenere del tutto prematura l'elezione del coordinatore nazionale dell'Ulivo.
(91) Nanni Moretti ha avanzato, grosso modo, le stesse osservazioni.
(92) Oltre a Fausto Bertinotti si sono pronunziati contro i Verdi, l'Italia dei
valori con Antonio Di Pietro, il Sdi con Enrico Boselli, I Comunisti italiani
con Armando Cossutta e gli stessi esponenti del correntone Ds: Giovanni
Berlinguer, Cesare Salvi, Giovanna Melandri.
(93) L'incontro si è svolto a Roma al residence di Ripetta il 12 aprile 2003.
(94) L'unica decisione presa è stata l'approvazione degli albi degli elettori
ulivisti che dovrebbero costituire la base elettorale per le
"primarie" deputate alla scelta del leader della coalizione e del
candidato a premier.
(95) Pecoraro Scanio portavoce dei Verdi.
(96) Cfr.i principali quotidiani del 12 aprile 2003.
(97) I presenti erano: Massimo D'Alema, Giuliano Amato, Piero Fassino, Francesco
Rutelli, Enrico Boselli, Rosy Bindi, Pierluigi Castagnetti, Antonio Di Pietro,
Giovanni Berlinguer e in rappresentanza dei vari girotondi: Marina Astrologo,
Maria Giordano, Elio Vetri e l'ecologista Scalia, il professore Pietro Scoppola,
nonché vari sindacalisti della CGIL
(98) Il Centro sinistra ha strappato al Centro destra il governatorato del
Friuli-Venezia Giulia.
(99) Cfr. in particolare il capitolo delle candidature.
(100) Nel convegno si è anche accennato alla legge elettorale, si è ripresa la
questione della soppressione della quota proporzionale e si è sostenuta l'idea
di una legge elettorale a sistema misto come per le elezioni regionali (Sergio
D'Antoni, vice segretario dell'Udc). Ferdinando Adornato è ritornato a cullare
il sogno di un quadro politico con due soli partiti, alternativi tra loro.
(101) Cfr. Secolo d'Italia del 9 maggio 2003.
(102) La richiesta di verifica dell'azione di governo è stata avanzata da An a
cui si è subito associata l'Udc. Ma anche la verifica ha documentato lo stato
di debolezza della coalizione. Ed infatti non è stato possibile realizzare
incontri collegiali (ed è un assurdo), ma si è dovuto procedere attraverso
incontri bilaterali che, naturalmente, hanno lasciato nell'equivoco non poche
questioni di governo.
(103) In particolare i partiti Ds e An.
(104) Ideatore fu l'on. Sergio Mattarella del Ppi e la norma è nota sotto la
denominazione di "Mattarellum".
(105) L'articolo 49 della Costituzione prevede che tutti i partiti concorrano
alla determinazione della politica nazionale e non già quelli che raggiungono
un determinato quorum.
(106) Potrebbe essere punto di riferimento, come modello, l'articolo 39 della
Costituzione riguardante i Sindacati.
(107) Le elezioni amministrative del mese di maggio 2003 hanno registrato casi
clamorosi tra i quali è emblematico quello di Trapani, menzionato nel capitolo
4, che ha visto la rivolta dei rappresentanti locali contro i vertici regionali
e nazionali dei partiti della Casa delle libertà con particolare riferimento a
Fi e all'Udc. L'onorevole Massimo Grillo dell'Udc, prendendo spunto dal caso
Trapani, ha lanciato anche un manifesto per affermare l'esigenza di regole
all'interno del proprio schieramento e all'interno della Casa delle Libertà e
lo ha definito " manifesto per un programma morale e politico". Il
manifesto è stato intestato alla nuova componente dell'Udc " La Sicilia di
Sturzo verso il 2010".
(108) Marcello Veneziani, La cultura della destra, Roma-Bari,Laterza, 2002.
(109) Ds e il "Correntone", Prc, Pcdi, Sdi, Nuovo Psi, etc.

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