
Il mediterraneo fucina di
civiltà per una koiné culturale internazionale
di
Francesco Alberto Giunta
Il Mediterraneo è stato
una fucina di civiltà, infatti, sulle sponde di questo mare sono sbocciate,
sono fiorite e si sono confrontate tutte le grandi civiltà dell'antichità
classica; dalle più remote e misteriose all'intraprendenza navale dei Fenici,
alla grandiosità degli Egizi, all'industriosità terrestre e marittima degli
Etruschi e dei Cartaginesi, alla poliedricità del mondo ellenico che seppe
raggiungere le più elevate espressioni del pensiero umano e produrre forme
artistiche di insuperata bellezza. I Romani ebbero fin dai primi anni della
Repubblica la necessità di avvalersi del commercio marittimo ('Navigare necesse
est') per cui si trovarono a confrontarsi sul mare sia con le maggiori potenze
navali del Mediterraneo, sia con i pirati. La guerra piratica condotta nel 67
a.C. da Pompeo Magno troncò questa minaccia e la sicurezza sul mare venne
definitivamente assicurata dalle vittorie navali riportate da Marco Agrippa,
ammiraglio di Ottaviano, contro le nuove flotte 'piratiche' di Sesto Pompeo e
contro la flotta egizia di Antonio e Cleopatra con la vittoria navale di Anzio
(2 sett. 31 a.C.) e il successivo sbarco in Egitto, Roma aveva completato la
propria espansione su tutte le rive del Mediterraneo. Venne così instaurata la
Pax Augusta (poi detta Pax Romana) che di fatto fece cessare il Mediterraneo di
essere 'Mare Nostrum' favorendo l'apertura alle vie al mondo allora conosciuto.
Oggi con l'espandersi di nuovi e più larghi orizzonti il Mediterraneo riassume
in sé le originali civiltà dei popoli dell'area per rilanciarle oltre gli
'stretti' che determinavano gli antichi confini.
In fondo questo ampliarsi del mondo si ispira al pensiero di Jacques Maritain e
concretizza il suo progetto ideale di dialogo con le grandi culture
non-cristiane. Di fatto, il Mediterraneo è (e dovrà sempre più) diventare
luogo d'incontro, di studio, di ricerca delle componenti spirituali, culturali e
politiche della regione mediterranea. Le civiltà del mondo mediterraneo sono
collegate tra loro non solo da una storia, ma anche da un destino comune; il
loro futuro è forzatamente condizionato dalla realtà quotidiana che ha come
progettualità, sia l'analisi delle identità culturali e del processo di
modernizzazione dell'area del mediterraneo, sia il pluralismo della cultura e
alla loro convergenza nel mondo mediterraneo. Proprio nell'ambito di
quell'umanesimo integrale di Jacques Maritain, è stato ripetutamente scritto,
che "dobbiamo essere in grado di rileggere in comune i documenti della
nostra storia per ripensarla insieme e superare così le divergenze ad
opposizioni politiche attuali in un dialogo interculturale fondato sulla stima e
sul senso della persona".
Tra le grandi civiltà che distinguono il percorso millenario dell'uomo, quella
della letteratura come veicolo mediato di 'conoscenza', non è certo seconda ad
alcuna. Poiché ci occupiamo del Mediterraneo come area di civiltà dell'uomo,
credo opportuno parlare, anche se in modo succinto, dello sviluppo della
letteratura nei territori dell'Africa del Nord, non trascurando di citare
qualche autore di grande valenza con radici differenti, ma pur sempre africane.
Restringendo il campo all'assunto propostomi penso che gli scrittori d'Africa,
che fino a qualche tempo fa guardavano ai modelli europei per imbastire le loro
opere letterarie, oggi hanno trovato la chiave giusta per proporre schemi e
storie socio-culturali propri, anche se in qualcuno, in verità, persiste ancora
il richiamo a scrittori di stile e struttura europea o di quelli così vari e
originali del continente americano o comunque estranei all'antica tradizione
europea. Non dimentichiamo che celebri 'africani' hanno lasciato un'impronta
indelebile nella letteratura latina; Apuleio Terenzio, Tertulliano. Imperatori
di Roma sono stati Settimio Severo e Gordiano. E ancora: Sant'Agostino, Santa
Perpetua e Santa Felicità, martirizzate a Cartagine, fulgide testimonianze
della civiltà latino-cristiana conclusasi nel settimo secolo con l'avvento
dell'Islam nell'Africa del Nord e con l'inserimento della Tunisia nel mondo
arabo-mussulmano.
"Non mi sembra che sia ora il caso di citare tali letterature che spesso si
sono imposte per il tramite di scrittori e di poeti dalla voce originale e
penetrante sovrapponendosi ad altre voci, pure importanti, di scrittori e poeti
dell'area europea. Non penso dunque a Elias Canetti, premio Nobel 1981 per la
letteratura, nato in Bulgaria da una famiglia ebraica di origine spagnola, il
quale ha soggiornato a lungo a Marrakech e ha scritto Le voci di Marrakech dopo
aver creato altri libri, allorché 'sente il bisogno di confrontarsi con un
universo d'idee e di uomini altro e diverso: l'universo permeato dalla religione
di Allàh, popolato di cammelli, di mendicanti e cantastorie', e neppure mi
riferisco allo scrittore egiziano Naghib Mahfuz, anch'egli premio Nobel per la
letteratura, autore di Vicolo del mortaio, Il nostro quartiere, Il ladro e i
cani, Miramar e altri tra cui Il caffè degli intrighi e recentemente La via
dello zucchero; non certamente a questi penso bensì al marocchino Mohamed
Choukri, autore di Pane nudo, all'egiziano Yasup Idriz, autore di The cheapest
nights, una raccolta di racconti scritti in prosa ritmica dove la musicalità
della lingua diventa significato, oppure mi riferisco al marocchino Driss
Chraibi, autore di Le passé simple, Les Boucs e di Nascita all'alba, la cui
narrazione scorre dall'elegiaco all'ironico, all'epico in un intarsio
linguistico che unisce al francese elementi berberi e arabi; penso alla maggiore
scrittrice del Senegal Aminata Sow Fall che ha pubblicato Le revenement, La
grève du Battu, opera questa che ha ottenuto il Grand Prix Littéraire de l'Afrique
Noire, nonché L'appel des arènes, Prix International Alionne Diop e L'ex Père
de la Nation".
"Penso a 'Chinua Achebe e quindi agli Igbo o Ibo, un gruppo etnico del sud
del Niger, l'odierno Biafra. In Italia si conosce di lui il libro Dove batte la
pioggia, che comprende i romanzi Il crollo, Ormai a disagio e La Freccia di Dio,
nonché Un uomo del popolo, Viandanti della storia (Anthillis of the Savannah)
che tratta il tema della dittatura militare. Già nel 1972 aveva pubbicato una
raccolta di racconti dal titolo Girls at war and other stories. Ma vi è un
altro senegalese morto precocemente, appartenente alla seconda generazione dei
poeti di Négritude, emuli del grande Léopold Sédar Senghor, intendo parlare
di David Diop, nipote del più noto Alionne Diop, il fondatore di Présence
Africaine, che ha lasciato una sola raccolta di poesie Coup de pilons nei cui
versi non manca la protesta. Vorrei qui ricordare l'intellettuale marocchino
Tahar Ben Jelloun che ha scritto Moha il folle Moha il saggio, dove 'Moha parla
della follia secondo le tradizioni dei cantori popolari del Maghreb, dove moha
è la voce degli esclusi, è il folle che strappa la maschera a tutta la
società', ma Jelloun è stato riconosciuto importante con Le pareti della
solitudine, vincitore del premio Goncourt 1987, ma è autore di Notte fatale e
di altri libri quali Creature di sabbia, Giorno di silenzio a Tangeri, La
preghiera dell'assente. Ma la schiera degli scrittori di terra africana è lunga
e piena di fascino. V'è, per esempio ancora uno scrittore del Senegal, Pap
Khouna col suo Io, venditore di elefanti, il tunisino Salah Methnani, autore di
Immigrato, giunto in Italia proprio attraverso la porta mediterranea di Mazara
del Vallo. E ancora posso ricordare l'algerino Rachid Boudjedra, uno tra i più
accaniti sostenitori del recupero della complessa identità maghrebina, con le
sue contraddizioni e con la sua volontà di riscatto - come è stato già tante
volte scritto e detto - dal pedaggio storico del colonialismo, autore di Il
ripudio e La pioggia dove, nell'arco di sei notti insonni, in piena stagione
delle piogge, una giovane donna fa i conti col proprio passato. Citerò anche
Assia Djebar per il suo Donne d'Algeria nei loro appartamenti, uno spaccato di
vita insolito!: 'un affresco prezioso e intenso dedicato alle donne algerine
sullo sfondo di un secolo di storia..' lei, l'Assia Djebar, di La soif, che fece
scalpore nel 1957 descrivendo la vita e le aspirazioni delle giovani figlie
della borghesia alberina d'ambiente urbano; di Les enfants du nouveau monde e
nel 1967 di Les alouettes naives, dove l'autrice, prima scrittrice algerina a
tematizzare i problemi sociali ed esistenziali delle donne in un paese islamico,
ha affrontato l'argomento relativo alla relazione di coppia. La Djebar ha in
corso di stesura un'opera storico-autobiografica in quattro sezioni intitolata,
appunto, Quartetto arabo di cui ha già scritto le prime due parti: l'amore, il
gioco della guerra (1985) e Ombre sultane (1987)".
In diversi paesi dell'Africa, in quelli più prossimi al bacino del Mediterraneo
e quindi più allertati della cultura europea a seguito dei più facili e
agevoli scambi di persone e di opere, si attuò quel particolare fenomeno che
aveva determinato nei singoli paesi quella sorta di rivoluzione culturale.
Scontata la storia passata che si compendiava, almeno per la faccia africana del
mediterraneo e per il vicino oriente, nella presenza delle potenze occidentali
in quei territori che, pur appartenendo all'area dell'impero Ottomano, si
sottrassero a quel potere, come avvenne per l'Egitto e l'Algeria. "E da
quel contatto scaturì la nuova svolta letteraria; cioè il contatto con gli
europei che determinò il nuovo interesse verso le forme letterarie occidentali,
quali il romanzo, la novella e il teatro, generi sconosciuti in generale al
mondo arabo, forte, invece, di una letteratura classica ricca di opere in versi
e in prosa".
La vera esplosione del romanzo e della novella all'occidentale, che prendeva in
esame la realtà della società, con carattere di genuinità e autonomia, poté
realizzarsi concretamente solo negli anni susseguenti alla seconda guerra
mondiale allorché i contatti tra i popoli da e per l'Europa furono più liberi
e frequenti.
Potrei ricordare l'egiziana Nawal al Sa'dawi che con Firdaus, storia di una
donna egiziana, ha conosciuto presto un gran successo e significativi divieti di
molti paesi arabi. La scrittrice è nota per aver pubblicato, oltre a numerosi
racconti, La donna e il sesso, L'uomo e la sensualità, La femminilità e
l'origine e non ultimo Il volto nudo della donna araba mentre il poeta
dell'immaginario tropicale alla ricerca dell'uomo, Sony Labou Tansi, del Congo,
nella sua La vita è mezza parla di 'una nuova coscienza collettiva', intesa in
chiave spirituale, egli che è anche l'autore de Le sette solitudini di Lorsa
Lopez; poeta e soprattutto uomo di teatro, con i drammi Antoine mi ha venduto il
suo destino e Io, vedova dell'impero, ha ricevuto il premio Enrico Mattei.
Questo uomo, parlando della cultura, ha detto: "Il concetto di letteratura
com'è vissuto in Europa è ignoto in Africa: la maggior parte della gente vive
l'arte e la letteratura come un tutto che raccoglie insieme la musica, la
scultura, la danza, la pittura. La cultura africana ha resistito così agli
influssi esterni, ai tentativi di cancellarla o denigrarla per affermare una
superiorità culturale occidentale".
Questo pensiero non è soltanto suo; esso è condiviso, con sfumature
sottilissime, da moltissimi scrittori e uomini di cultura dell'Africa.
Seguiranno il tunisino Abdelwahab Meddeb di Phantasia e lo storico della Guinea
Djibril Tamsir Niane con Sundiata, Epopea mandinga, uno dei principali esponenti
di quella letteratura che tende al recupero della grande tradizione orale
africana: cioè Sundiata, il fondatore dell'impero Mali che tra l'XI e il XVII
secolo fu una delle grandi civiltà dell'Africa islamizzata: i griots - questi
consiglieri di re e precettori dei loro figli - sono gli incaricati alla
conservazione della storia e delle tradizioni considerato che le tradizioni sono
affidate all'insegnamento dei maestri del villaggio, dove 'ogni vecchio che
muore è una biblioteca che brucia'; i griots chiamano Sundiata 'il settimo
conquistatore del mondo'. "Se vogliamo ancora allargare il discorso su
questo importante filone della letteratura di terra d'Africa, bisogna parlare
con più respiro portando alla ribalda altre voci come la nigeriana Buchi
Emecheta con la Cittadina di seconda classe e Miriam Makeba che ha scritto La
mia storia e tanti altri come il Nobel nigeriano Wole Soyinka, di cui ricordo La
foresta dei mille demoni; Mia Couto del Mozambico con Voci all'imbrunire o
Pepatela con Mayombe, dove la guerra di liberazione angolana è raccontata da
uno dei protagonisti, Arthur Carlos Mauricio Pestana dos Santos (Pepatela è il
suo pseudonimo) che, assieme a José Luandino Vieira (pseudomino José Vieira
Mateus Da Graca), portoghese di nascita ma africano per cultura ed elezione, è
oggi ritenuto lo scrittore più noto e ammirato della letteratura angolana. Di
lui ricordiamo i racconti Luuanda. E ancora due altri importanti nomi: Sembène
Ousmane, senegalese, sostiene che bisogna diffidare della Négritudine
senghoriana la quale, tuttavia, conserva oggi solo il 'suo carattere storico',
mentre quella di cui egli è portatore è la conoscenza di una triste realtà
che per secoli ha dominato i neri. Tra i suoi romanzi: Lo scaricatore nero (Le
cocker noir), in cui raccoglie l'amara testimonianza di un emigrato; Le mandat
dove racconta di un disoccupato di Dakar che riceve un inatteso vaglia postale
da Parigi che non incasserà mai perché gli sarà impossibile produrre i
documenti necessari ad attestare la sua esistenza e poi Il fumo della savana che
ci racconta le varie tappe della costruzione della ferrovia che collegava
Dakar-Thies-Bamako dove i lavoratori scioperano per ottenere un salario pari a
quello percepito dai 'bianchi' e che riporta anche al riscatto della donna
africana. Il titolo originale del libro Les Bouts de bois de Dieu è la
traduzione in francese dell'espressione 'wolof' Banty mam yall (pezzi di legno
di Dio) con la quale si indicano gli esseri viventi. Il titolo italiano Il fumo
della savana indica invece il nome che i senegalesi avevano dato al treno che
univa la città del Senegal a quella del Mali (allora chiamato ancora Sudan) e i
popoli tra loro diversi: Wolof, Bambara Fulbe e altri. Sembène fa anche del
cinema ma non abbandona definitivamente il romanzo e pubblica Xala ove
stigmatizza la borghesia africana e con Le dernier de l'empire del 1981 realtà
e fantasia si mescolano per narrare ancora una volta veri episodi di storia
africana. Poi c'è Tahar Djaout, scrittore e giornalista algerino, morto a 39
anni con tre pallottole in testa nel maggio del 1993 per mano di gente che
certamente non amava né la letteratura né la stampa specialmente quando
denuncia l'oscurantismo e il fatalismo. Tahar Djaout ha pubblicato in Francia
tre romanzi. Il primo Les Chercheurs d'os in cui racconta la storia degli
abitanti di un piccolo villaggio cabilo; in L'invention du désert narra la
storia di un uomo che vuole scrivere il racconto di una dinastia medievale
venuta dal Sahara, il nulla vasto e giallo come dicono gli arabi, per
sottomettere tutto il Maghreb. Si tratta di una riflessione sulla nascita del
deserto come mito o come realtà. Col terzo libro Tahar Djaout s'imporrà come
romanziere importante proprio con Les Vigiles, storia kafkiana di un giovane
professore che inventa una macchina e cerca di farla brevettare. Un romanzo
severo sulla società algerina d'oggi, con tutti i suoi conflitti, i suoi mali e
la sua disperazione.
Ci sono poi quelli sconosciuti e poco noti al grande pubblico che s'interessa di
letteratura quali John Munonye, Mje Mangi, Marianna Ba, Camara Layen, Antonio
Jacinto, senza voler dimenticare altri scrittori maghrebini oltre a quelli
citati. Penso a Kateb Macine, Habib Tengour, Edmond Amran e Maleh, Mahammed Dib,
Rachid Mimouni, algerino come lo è Mouloud Mammari, che è ritenuto il più
famoso scrittore algerino, morto tragicamente qualche anno fa. E ancora: Nobile
Farès. Costoro hanno portato una vera e propria ristrutturazione all'interno
della lingua di Racine, Flaubert e Camus. Scrittori, poeti, novellieri e
drammaturghi, che hanno fatto esclamare a qualcuno: 'Africa hic sunt scriptores',
tanto è ricco di messi letterarie quel continente. Non posso non accennare a
qualche scrittore del Sudafrica come Wilbur Smith con Il Dio del fiume; Lewis
Nkosi di Sabbie nere; Olive Schreiner di Storia di una fattoria africana e di
Milleottocentonavantanove, Thomas Mofolo con Chaka scritto nel 1948. Egli è per
molti da ritenere il padre della narrativa africana moderna; Sipho Sepamla,
soprattutto poeta, con Soweto; Bestie Head con La donna dei tesori; Peter
Abrahams con Dire libertà. Memorie del Sudafrica; Arthur Maimane con Vittime e
Hamadu Hampaté Ba del Mali con L'interprete briccone e poi Morgane Wally
Serate, Athol Fugare. E che dire del nigeriano Ben Okri che con The Famished
Road, magico intreccio di realtà e misticismo, (come è stato definito da
Tristan Ashman) vince il prestigioso 'Booker Prize', di Gabriel Okara con La
voce e infine il dimenticato Amos Totuola con l'affascinante Bevitore di vino di
palma. E altri ancora. Comunque posso concludere che, Algeria, Egitto, Marocco e
Sudafrica sono gli stati che hanno offerto, per mezzo dei loro scrittori e
poeti, maggiori contributi alla conoscenza delle aspirazioni sociali parlandoci
schiettamente della vita profonda e propria del continente africano.
V'è da aggiungere ancora il Nobel per la letteratura Nadine Gordimer, una
scrittrice di razza nata a Johannesburg, con al suo attivo una ventina di opere,
che ha parlato precipuamente delle 'differenze razziali' in Sud Africa e che il
grande pubblico europeo ha conosciuto nel 1989 con la pubblicazione di una
raccolta di saggi dal titolo "The essential gesture"; opera che ebbe
tanto successo di pubblico e di critica.
Ho parlato degli autori che più mi hanno impressionato e senza ritenermi uno
specialista ho esibito i nomi come bandiere di una libera alleanza tra quanti
combattono una battaglia civile per l'egemonia della cultura, sia come fatto di
conoscenza sia come portatrice di nuove linfe e di nuovi interessi di
approfondimento della civiltà dei popoli.
Come appare vi sono presupposti seri per parlare di una letteratura di temi e
contenuti propri alla gente d'Africa, anche se non mancano in alcuni autori,
come spesso anche accade, riferimenti biografici in situazioni velatamente o
largamente protestatarie.
Per quanto ci riguarda possiamo affermare che c'è un consistente flusso di
letterature di origine africana, come già prima vi era stato un passaggio
rapido tra la loro cultura di tradizione, mantenuta dal racconto orale, e una
cultura scritta, via via formatasi per una più radicale presa di coscienza di
quei popoli e divulgata mediante la pubblicazione di libri sia di poesia sia di
narrativa.

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